Sostenibilità, patto intergenerazionale e fiducia. L’evento della Cassa in “poche parole”

«Il confronto di oggi nasce dal desiderio di guardare alla previdenza in una prospettiva più ampia, che affianchi all’attenzione per gli equilibri di bilancio, una riflessione sul suo ruolo sociale. La previdenza non è soltanto un sistema di contributi, prestazioni, bilanci, riserve e proiezioni attuariali. Parlare di previdenza oggi significa parlare del futuro.»

Con queste parole la presidente della Cassa nazionale del Notariato, Patrizia Sara Siciliano, ha aperto il convegno “Il futuro della previdenza tra sostenibilità e patto intergenerazionale”, impreziosito dai saluti istituzionali della Giudice della Corte costituzionale Maria Rosaria San Giorgio, svoltosi oggi nell’ambito del LXII Congresso nazionale del Notariato.

«La tavola rotonda – ha detto la giudice San Giorgio – evoca temi che richiamano direttamente in causa la prospettiva costituzionalista, perché si basano su una matrice che rievoca i principi fondamentali della Costituzione: la solidarietà, che è il valore che coniuga uno Stato etico verso l’altro con la consapevolezza che vivere in una comunità significa assoggettarsi a vincoli di interdipendenza reciproca di singoli e gruppi».

«L’articolo 2 e l’articolo 3 della Costituzione stabiliscono doveri che si intrecciano ma che si pongono su piani diversi. Diversi sono i contenuti e gli obiettivi dei compiti della Repubblica rispetto ai doveri inderogabili; però il costituente ha voluto creare una circolarità tra questi compiti e questi doveri. E questo è il contenuto assiologico anche del principio della solidarietà intergenerazionale, che postula un interesse particolare per le generazioni future».

Il termine “futuro” è tornato più volte negli interventi dei relatori della tavola rotonda, sempre accostato a “fiducia” e a “patto intergenerazionale”. La stessa Presidente, nell’introduzione, ha sottolineato come «parlare della fiducia con la quale ognuno di noi guarda agli anni che verranno è un impegno collettivo che lega chi ha concluso la propria attività, chi oggi esercita la professione e chi vi si affaccia per la prima volta. La previdenza è una delle espressioni più concrete del patto tra le generazioni».

E ha proseguito «questo patto non può essere interpretato come un semplice trasferimento di risorse da una generazione all’altra, deve, invece, diventare uno scambio più ampio: di esperienze, conoscenze, opportunità e responsabilità. Le generazioni più mature custodiscono un patrimonio professionale e culturale che non deve essere disperso. I giovani, a loro volta, portano competenze, sensibilità e capacità di innovazione, indispensabili per affrontare il cambiamento».

Ma il cambiamento ha lasciato intatto il patto intergenerazionale?

Per l’ex Ministro Enrico Giovannini la risposta è netta: questo patto «non solo è rotto, ma è scassato. Ed è scassato per molti motivi ma anche perché la nostra generazione si è appropriata del capitale naturale che spettava a qualcun altro».

Diversa l’opinione della demografa Maria Rita Testa, per la quale «il patto è ancora valido ma deve essere ripensato alla luce del contesto economico, sociale e demografico che stiamo vivendo in questo momento. Nei prossimi decenni assisteremo all’avvicinamento al pensionamento delle numerose generazioni nate negli anni del baby boom, fino alla metà degli anni ‘80. Questo causerà un aumento della pressione sul sistema previdenziale e un aumento della spesa pensionistica».

È proprio la sostenibilità a essere messa alla prova, la quale, per Giovannini «è un fatto di giustizia, non una questione ambientale. È la capacità di avere uno sviluppo che consente alla generazione attuale di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni successive di fare altrettanto».

Una sostenibilità che deve misurarsi anche con i mercati finanziari, i quali, come ha sottolineato il professor Vittorio Boscia, «non sono qualcosa di esterno, sono integrati nel sistema economico e sociale. C’è un aumento dei rischi, un rialzo dei tassi di interesse ed elevate valutazioni di borsa».

Una situazione che le casse conoscono bene, in particolare la cassa nazionale del notariato, che per Boscia «mostra di essere focalizzata su investimenti in quote di fondi, il che già di per sé implica una politica di asset allocation diversificata e quindi soprattutto investimenti con un basso grado di rischio che, visto il clima di incertezza, ha senso, rendendo oggi la scelta positiva».

D’altronde, come osserva la professoressa Daniela Piana, «le Casse sono una infrastruttura di fiducia e generare questa fiducia significa poter dire su basi di prevedibilità e di solidità, al cittadino: “guarda che nel tuo sistema sociale, economico e politico hai una tessitura, una trama che si tiene nel tempo”. Perché se c’è qualcosa che ha a che vedere con la fiducia, è il nostro bisogno di avere fede nella capacità di attraversare il tempo».

Un tempo che vedrà probabilmente le casse e lo stato rafforzare il patto di fiducia siglato oltre trent’anni fa.

Per la direttrice generale del ministero del lavoro, Maria Sabrina Guida, «la collaborazione tra stato, ministero e casse è particolarmente attiva. Siamo in una fase di grandi cambiamenti e di grandi novità di contesto che impongono decisioni e quindi anche momenti di confronto». E ha aggiunto: «in questo senso, negli ultimi tempi abbiamo aperto importanti momenti di dialogo attraverso dei tavoli su temi pratici e tecnici, ma anche le grandi sfide, prima di tutto quella delle platee. Infatti, come abbiamo ascoltato, viviamo in un momento di crisi demografica; si parla addirittura di inverno demografico, che ha un’incidenza significativa sulla sostenibilità e sulle Casse».

Sulla stessa linea Daniela Dondi, membro della commissione bicamerale di controllo: «ci sono sicuramente due misure strutturali con cui dobbiamo confrontarci. La prima, di condivisione generale, è garantire l’autonomia finanziaria e gestionale delle Casse, perché, tranne poche eccezioni, non possiamo non riconoscere la lungimiranza e la serietà degli investimenti che le casse hanno fatto. Questo è un dato da cui non possiamo scappare».

La seconda misura riguarda in primo luogo il regime della doppia tassazione a cui sono assoggettate le Casse di previdenza. «Abbiamo il potere di fare delle scelte, ma abbiamo anche delle regole di bilancio. Potessimo, magari, alzarci e dire che il 26% è diventato un 20%, come per i fondi pensione! Questo è un argomento che va avanti da parecchio tempo. La volontà è quella di ridurla, perché i vostri investimenti sono di natura previdenziale, e credo che su questo principio nessuno possa contestare. Credo che questo sia un desiderio di tutti».

Un’affermazione accolta con un applauso dalla platea, che ha trovato così risposta a quanto la Presidente della Cassa aveva auspicato nel suo intervento conclusivo.

Di seguito il video d’apertura della tavola rotonda:

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