La polizza Long Term Care e la tutela dei professionisti: una riflessione sul modello EMAPI

di Andrea Dello Russo (Consigliere della Cassa Nazionale del Notariato)

Negli ultimi anni il tema della non autosufficienza è diventato sempre più centrale nel dibattito pubblico. Complice l’allungamento della vita e la diffusione di patologie croniche, molte famiglie si trovano a confrontarsi con situazioni che richiedono assistenza continua, spesso ad alto costo.

È in questo scenario che si colloca la polizza Long Term Care, uno strumento assicurativo che ha conquistato spazio come forma di protezione complementare, capace di intervenire quando la persona non è più in grado di condurre autonomamente le attività essenziali della vita quotidiana, come lavarsi, vestirsi o spostarsi. Queste condizioni, comunemente identificate attraverso le “ADL” (Activities of Daily Living), sono utilizzate anche nelle convenzioni assicurative rivolte ai professionisti, come quella gestita da EMAPI, che definisce la non autosufficienza nei termini sopra ricordati.

L’idea alla base della Long Term Care è semplice: quando una persona perde stabilmente la propria autonomia, non servono aiuti occasionali o rimborsi sporadici, ma un sostegno economico costante, che possa contribuire ai costi dell’assistenza domestica o, nei casi più complessi, di una struttura residenziale. La logica è quindi totalmente diversa rispetto a quella delle tradizionali polizze sanitarie. Non si tratta di coprire un intervento chirurgico o un ciclo di terapie, bensì di fronteggiare una condizione permanente, spesso irreversibile, che può durare molti anni.

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